RACCONTI

RENDEZ-VOUS

Ridi. Lo incitava a sorridere la luce con la scritta led gialla, nella cornice di legno, ricevuta in
dono da sua madre il giorno del suo compleanno. Le lucine illuminate sembravano occhi che
lo guardavano dalla mensola della sua cameretta, la stessa in cui si addormentava e si
risvegliava da 34 anni, sin da quando era piccolo. Ma non riusciva a sorridere, era troppo
emozionato. Sapeva da giorni che oggi l’avrebbe incontrata e avrebbe avuto da lei quello che gli aveva
promesso. L’emozione era cresciuta di giorno in giorno.

Costante pensiero che lo aveva svegliato tutte le mattine con i raggi del sole penetrati dalla finestra e gli aveva dato la
buonanotte ogni sera, come una carezza prima di addormentarsi. Incessante desiderio che
arrivasse il momento di godere di quell’incontro, misto al timore che non andasse come
aveva fantasticato.
“Mercoledì 12 Febbraio. Verso le 16:30”
Lo aveva memorizzato immediatamente, appena la sua voce aveva formulato
quell’informazione. Non aveva avuto bisogno neanche di segnare nulla sul suo quaderno;
quello dove annotava tutte le parole nuove che non aveva mai sentito pronunciare prima.
Era un’abitudine che aveva preso da quando, in prima media, era stato deriso da un
compagno di classe; aveva ripetuto una parola sentita da un’altra compagna e, curioso di
scoprirne il significato, aveva osato chiedere “Cosa vuol dire Sexy?”. La risata del
compagno, e di tutti gli altri che lo imitarono, gli suonava in testa ancora oggi e sembrava
graffiarlo sulle guance, che sentiva arrossire come se gli stessero puntando la fiamma di un
accendino sulla pelle.

Sexy: dotato di forte attrazione erotica, sensuale.
La prima parola del suo quaderno fu Sexy. Ne seguirono tantissime altre. Tutte scritte con la
stessa calligrafia ordinata, senza uscire fuori dalle righe delle pagine. Senza ammettere
cancellature. Piuttosto, se un errore capitava, strappava la pagina e le riscriveva.
Una volta il quaderno lo aveva dimenticato sul tram. Che paura la scoperta di averlo
smarrito. Lo aveva lasciato sul sedile vuoto accanto al suo, dopo aver segnato una parola
letta sullo schienale davanti a lui, scritta da qualcuno con un pennarello nero: SEI UN
GAIOFFO. Gaioffo: di persona buona a nulla, sciocca, ignorante o goffa. Il suono di quella
parola si era meritato un posto nella pagina ferma a Tentennare. Fu grande il sospiro di
sollievo quando lo ritrovò dopo la corsa fino al capolinea. Era ancora lì, dove lo aveva
lasciato, insieme a Tracotante – Rendez-vous – Agorafobia – Correggia – Ampolloso –
Favellare.
Non aveva mai scritto la data di quando le aveva segnate. L’idea di farlo gli era venuta solo
successivamente, ma non avendolo pensato sin dalla prima parola, non se la sentiva di
introdurre un’informazione che non fosse disponibile per tutte le parole.
Ma per ognuna, ricordava il momento esatto in cui l’aveva ascoltata o letta. Nel rileggerle
poteva essere catapultato nel ricordo di quel preciso istante in cui avevano meritato la riga
sul quaderno.

“Mercoledì 12 Febbraio. Ore 16:30”
Non c’erano equivoci. Era tutto chiaro. Nessuna parola nuova da annotare.
La camicia era stirata. Aveva controllato sin dal primo giorno che fosse appesa nell’armadio.
Ma, per sicurezza, aveva controllato anche appena sveglio che fosse lì.
La barba l’aveva rasata con cura subito dopo la doccia. I capelli continuava a pettinarli con
le mani. L’orologio segnava che mancava solo un’ora all’incontro. Per arrivareall’appuntamento servivano 10 minuti a piedi.

Ne era sicuro perché aveva fatto quel tragitto altre volte e, per essere certo di non arrivare in ritardo, proprio il giorno prima aveva provato
a rifarlo. Era uscito di casa alle 16:15 e alle 16:25 era arrivato puntuale.
Ma oggi non avrebbe voluto rischiare ritardi. Non si sa mai. Aveva deciso che sarebbe uscito
mezz’ora prima. Gli restavano ancora 30 minuti. Lucidare le scarpe poteva essere una
buona idea per smorzare l’emozione, ma anche ascoltare della musica.
“È pronto a tavola, amore.” La madre a pranzo lo aveva invitato a mangiare alla solita ora e
si era anche preoccupata per lui quando le aveva risposto che avrebbe saltato il pasto e
avrebbe potuto riscaldarglielo per cena.
Aveva preferito usare il tempo per rifare le prove di cosa le avrebbe detto quando si
sarebbero incontrati. Le aveva fatte guardandosi allo specchio e ripetendo, innumerevoli
volte, quello che sperava di riuscire a dirle. La voce non sempre era limpida e sicura come
gli sarebbe piaciuto, ma respirava, fiducioso che oggi sarebbe andato tutto per il verso
giusto.
Lei era stata così rassicurante e gli aveva sorriso prima di salutarlo “A presto.”
È così relativa la durata di un A presto. Per chi ha fame è la brama che sia adesso. Per chi
ha paura è la speranza che sia mai.
Era arrivato il momento. Le chiavi in mano per aprire la porta di casa. L’ascensore non gli
piaceva, meglio le scale. Era abituato a contare i gradini: 320 fino all’androne.
Il giardino con il roseto a destra, il pino secolare a sinistra, il vento che asciugava i panni
stesi al sole. Le risate dei bambini che giocavano a nascondino. L’annuncio da un
furgoncino del robivecchi, il battito del suo cuore sempre più emozionato.
Passi veloci. La mano tra i capelli. Un controllo ai bottoni dei polsini della camicia:
abbottonati.
C’era quasi. Mercoledì 12 Febbraio. Ore 16:30. Aveva aspettato tanto ed ora era lì, pronto
a rispettare la promessa che si erano fatti.
Era lì. Dall’ingresso poteva vederla. Il suo immancabile sorriso le illuminava il viso. Un
respiro profondo prima di entrare ed essere visto da lei. Nella testa una ripassata veloce a
cosa aveva immaginato di dirle da giorni e l’ansia di aver dimenticato qualche parola. Un
respiro profondo prima di prendere fiato, alzare gli occhi, ricambiare il suo sguardo e dirle le
parole che aveva imparato a memoria:
“Buonasera, sono qui per ritirare il mio quaderno nuovo”.

RENDEZ-VOUS

2 commenti

  • Marilù

    Oh Dani! Mi hai fatto venire l’ansia di leggere questa storia tutta d’un fiato 😍è in più io e lui abbiamo qualche cosuccia in comune! Attendo il tuo prossimo articolo, continua che sei bravissima! Ciao Super 💚 del mio cuore.

    • Impasta Sogni

      Quanto mi fa piacere sapere che ti ha coinvolta leggerlo e che hai riscontrato anche similitudini tra te e lui 🙂 Grazie Marilù 💚

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